E rimase lì perplesso. A ogni modo, bisognava prendere una risoluzione: o a scuola, o a sentire i pifferi:
"Oggi anderò a sentire i pifferi, e domani a scuola: per andare a scuola c’è sempre tempo", disse finalmente quel monello facendo una spallucciata.
Detto fatto, infilò giù per la strada traversa, e cominciò a correre a gambe. Più correva e più sentiva distinto il suono dei pifferi e dei tonfi della grancassa: pì-pì-pì, pì-pì-pì... zum, zum, zum, zum.
Quand’ecco che si trovò in mezzo a una piazza tutta piena di gente, la quale si affollava intorno a un gran baraccone di legno e di tela dipinta di mille colori.
"Che cos’è quel baraccone?" domandò Pinocchio, voltandosi a un ragazzetto che era lì del paese.
"Leggi il cartello, che c’è scritto, e lo saprai."
"Lo leggerei volentieri, ma per l’appunto oggi non so leggere."
"Bravo bue! Allora te lo leggerò io. Sappi dunque che in quel cartello a lettere rosse come il fuoco c’è scritto: GRAN TEATRO DEI BURATTINI..."
