Fache raddrizzò il fermacravatta a forma di croce e si incamminò. ?Co-me probabilmente saprà, la Grande Galleria è piuttosto lunga.?
La lunghezza esatta, se la memoria non l’ingannava, era di circa quattro-centocinquanta metri. Altrettanto impressionante era la larghezza della sa-la, che avrebbe permesso comodamente il transito di un paio di treni pas-seggeri affiancati. Il centro della galleria era punteggiato di statue e di co-lossali urne di porcellana che servivano come elegante divisorio e a man-
tenere un flusso ordinato dei visitatori nelle due direzioni.
Fache taceva e camminava rapidamente lungo la corsia destra della gal-leria, lo sguardo fisso in avanti. Langdon aveva l’impressione di mancare di rispetto a quei capolavori, passandogli davanti senza dedicare loro nep-pure un’occhiata. "Non che si possa vedere molto, con questa luce" si giu-stificò.
Il bagliore rosso e ovattato evocava purtroppo in lui ricordi dell’ultima volta che Langdon aveva visto quel tipo di luce, negli archivi segreti del Vaticano. Era la seconda volta, nelle ultime ore, che gli tornava in mente il rischio mortale da lui corso a Roma. Il pensiero di quella città richiamò a sua volta il ricordo di Vittoria. Anche a lei non pensava da mesi. Stentava a credere che il suo viaggio a Roma risalisse solo all’anno prima, gli sem-brava che fossero passati decenni. "Un’altra vita." Le ultime notizie ricevu-te da Vittoria risalivano a dicembre: una cartolina postale in cui diceva di partire per il mare di Giava per continuare le sue ricerche sulla fisica della comunicazione, qualcosa che riguardava l’impiego dei satelliti per seguire le migrazioni delle mantre. Langdon non si era mai illuso che una donna come Vittoria Vetra potesse essere felice di vivere con lui nel campus di un college, ma il loro incontro a Roma aveva destato in lui un desiderio che non aveva mai creduto di poter provare. La sua innata preferenza per la vita di scapolo e le semplici libertà che gli permetteva era stata in qual-che modo scossa, per essere sostituita da un imprevisto senso di vuoto, che era aumentato nel corso dell’anno precedente.
